Internet of Things e salute

Articolo scritto per MentINfuga

In un mio recente articolo ho parlato del futuro delle auto, che saranno sempre più intelligenti e connesse. Questo tipo di sviluppi sono resi possibili dall’avvento dell’Internet of Things, ovvero dalla possibilità di connettere alla rete vari dispositivi intelligenti, dando così la possibilità di trasmettere dati da sensori, effettuare diagnosi e inviare comandi da remoto a motori ed attuatori. In pratica sempre più oggetti (auto, elettrodomestici, dispositivi indossabili, etc.) avranno la possibilità, tramite la connessione ad Internet, di condividere informazioni ed essere comandati a distanza, individualmente o come parte di sistemi più complessi.

Un settore che dovrebbe e potrebbe essere rivoluzionato dall’avvento dell’Internet of Things è sicuramente il campo della salute, in ogni caso uno dei settori dell’attività umana che ha avuto fra i maggiori progressi nel corso degli ultimi due secoli.

laptop-medicoAnche senza avere particolari conoscenze è possibile intuire che collegare dispositivi e sensori a Internet, in modo che possano dialogare in tempo reale con altri dispositivi e con attori umani, nell’ambito della salute permette ad esempio la possibilità di trasmettere in tempo reale e su larga scala parametri medici, un po’ come succede fin dall’inizio dell’esplorazione dello spazio per gli astronauti.

Già oggi sono in commercio e ampiamente diffusi braccialetti, orologi e simili (i cosiddetti “indossabili”) in grado di monitorare movimenti, battito cardiaco, glicemia e altri parametri, trasmettendoli ad un’app che permette di visualizzarli. Alcuni di questi dispositivi sono già dotati di connessione a Internet, oppure in ogni caso lo è lo smartphone con cui dialogano.

A questo punto un semplice sviluppo permette di inviare questi dati, in tempo reale o periodicamente, a strutture sanitarie in grado di monitorare diversi parametri medici.

A Torino, all’ospedale regina Margherita, è stata avviato già un paio di anni fa un progetto di monitoraggio di 150 bambini cardiopatici, mediante l’uso di una “maglietta” che permette di trasmettere, sempre tramite uno smartphone, il tracciato ECG e altri parametri cardiaci [Lea Stazi, “Una maglietta hi-tech per i bimbi cardiopatici!”, www.dgmag.it, 28 maggio 2013].

I campi di applicazione di queste tecnologie, ripeto già disponibili, possono essere diversi, dal monitoraggio remoto di pazienti con determinate patologie, allo screening massivo su effetti di terapie o farmaci, alla segnalazione in tempo reale di emergenze mediche.

Immaginiamo ad esempio, in realtà non so se sia qualcosa di già disponibile, un software in grado di correlare e interpretare i dati dei sensori cardiaci e di movimento, e segnalare grazie anche al GPS un eventuale malore di una persona.

Un altro dispositivo già disponibile è la bilancia pesapersone “intelligente” che, anche in questo caso si connette allo smartphone e permette di valutare i benefici di una dieta, consentendo anche di variarla durante il corso del tempo.

Passando a dispositivi più specialistici e non di uso comune, recentemente è stata annunciata la creazione di un “Robo-pancreas”, un sistema in grado di controllare in tempo reale, e autonomamente, il livello di glucosio nel sangue di un diabetico e iniettare la giusta quantità di insulina. L’algoritmo di calcolo del valore di insulina è personalizzato per ciascun paziente, il cui fabbisogno viene modellato tramite un sistema di equazioni differenziali che permettono di definire i valori migliori di glucosio nel sangue in ogni momento. Questo è particolarmente utile anche psicologicamente per diversi pazienti diabetici, che temono ad esempio i periodi di sonno nei quali non possono monitorare il loro stato [Philip E. Ross, “Diabetes Has a New Enemy: Robo-Pancreas” – IEEE Spectrum, 27 maggio 2015, spectrum.ieee.org].

Questo tipo di tecnologie è destinato a modificare grandemente il rapporto tra medico e paziente, permettendo al primo di avere un quadro clinico completo e aggiornato, e al secondo di avere un ruolo più attivo e consapevole sia per quanto riguarda il proprio stato di salute, che per quanto riguarda la cura che eventualmente sta seguendo.

L’applicazione di Internet of Things alla salute promette di diminuire i costi sempre crescenti dei servizi sanitari, permettendo di ridurre il numero di esami da effettuare presso le strutture ospedaliere, la quantità di prescrizioni di farmaci non necessari, e in generale di ottimizzare la necessità di interazione diretta con le strutture mediche.

Come abbiamo già detto parlando delle automobili, anche in questo caso queste nuove tecnologie, portano con se anche dei rischi.

Il rischio maggiore è sicuramente legato alla privacy, in quanto le informazioni sanitarie sono fra i dati personali maggiormente sensibili, e in quanto tali vanno protette dalla possibilità di diffusione, sia evitando che possano in qualche modo diventare di pubblico dominio, sia che un malintenzionato possa accedervi per ottenere vantaggi dall’accesso fraudolento. Immaginiamo ad esempio che una compagnia assicurativa possa carpire informazioni sullo stato di salute di una persona, magari senza che questa ne sia persino a conoscenza, prima di stipulare una polizza vita, o di determinarne il premio.

In Italia il 26 marzo di quest’anno il Garante della Privacy ha avviato una consultazione pubblica volta a mettere in evidenza i rischi collegati alla privacy per quanto riguarda l’Internet of Things, con particolare enfasi agli aspetti legati ai dati sanitari, e ai possibili rischi di schedature di massa. La consultazione si chiuderà il prossimo novembre [GARANTE PER LA PROTEZIONE DEI DATI PERSONALI, “Avvio della consultazione pubblica su Internet delle cose (Internet of Things)” 26 maggio 2015, www.garanteprivacy.it].

Altri rischi legati alla sicurezza possono esserci per tutti quei sistemi dotati di attuatori, come l’infusore di insulina, in cui un malintenzionato potrebbe causare dei seri danni alla salute, o minacciare di farlo.

Anche senza arrivare a questo sarà in ogni caso necessario verificare attentamente l’affidabilità dei dispositivi medici come si fa oggi con i pacemaker e simili, sia che trasmettano dati che soprattutto in caso possano effettuare autonomamente delle terapie, per evitarne malfunzionamenti, falsi allarmi o peggio.

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